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Deepfake: un tool scova i video truccati

Immaginate di ricevere una videochiamata dal vostro commercialista che vi chiede, con tono urgente, di autorizzare un bonifico straordinario prima della chiusura della giornata. La voce è la sua, il viso è il suo, persino il modo di gesticolare sembra autentico. Ma non lo è. Negli ultimi due anni i deepfake sono passati dall’essere una…

WIDSTUDIO WID · 7 min di lettura · AGGIORNATO 09/2026
Deepfake: un tool scova i video truccati

Immaginate di ricevere una videochiamata dal vostro commercialista che vi chiede, con tono urgente, di autorizzare un bonifico straordinario prima della chiusura della giornata. La voce è la sua, il viso è il suo, persino il modo di gesticolare sembra autentico. Ma non lo è. Negli ultimi due anni i deepfake sono passati dall’essere una curiosità tecnologica a uno strumento concreto di frode finanziaria, capace di colpire aziende di ogni dimensione. Bitdefender ha appena lanciato RealCheck, un tool gratuito pensato per dare a chiunque, senza competenze tecniche, la possibilità di verificare in pochi secondi se un video è stato manipolato dall’intelligenza artificiale. Per una PMI italiana, questa non è una novità marginale: è una linea di difesa in più contro un rischio che cresce più velocemente della capacità delle persone di riconoscerlo.

Cos’è RealCheck e come funziona

RealCheck è uno strumento online sviluppato da Bitdefender per analizzare contenuti video circolanti su internet e stabilire se sono stati alterati tramite tecniche di intelligenza artificiale generativa. L’utilizzo è pensato per essere immediato: basta incollare il link di un video oppure caricare direttamente il file, e il sistema restituisce un report dettagliato che indica il livello di manipolazione rilevato e il rischio potenziale che quel contenuto sia stato creato per scopi fraudolenti, come truffe finanziarie o tentativi di furto di credenziali.

La caratteristica che distingue questo tool da altre soluzioni più complesse destinate a specialisti di cybersicurezza è proprio l’accessibilità. Non serve installare software, non servono conoscenze di analisi forense digitale, non serve nemmeno capire come funziona un modello di generazione video basato su IA. Il risultato viene presentato in modo chiaro, con indicazioni comprensibili anche a chi lavora tutto il giorno con clienti, fornitori e numeri, non con algoritmi.

Questo approccio “democratico” alla verifica dei deepfake è probabilmente la sua forza maggiore: rende disponibile a un piccolo studio professionale o a un’azienda con dieci dipendenti uno strumento di controllo che finora era prerogativa quasi esclusiva di grandi organizzazioni con team IT dedicati.

Deepfake: un problema che cresce più in fretta della consapevolezza

I numeri raccontano una situazione che dovrebbe far riflettere qualsiasi imprenditore. Secondo un’analisi di Deloitte, le frodi legate a contenuti generati dall’intelligenza artificiale potrebbero costare fino a 40 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti entro il 2027. Si tratta di una cifra che, proiettata su scala globale e sui prossimi anni, dà la misura di quanto questo fenomeno si stia trasformando da rischio teorico a minaccia economica concreta.

Ma il dato forse più preoccupante riguarda la capacità delle persone di distinguere il vero dal falso: gli utenti riescono a identificare correttamente un deepfake di alta qualità solamente nel 24,5% dei casi. In altre parole, tre volte su quattro una persona esposta a un video manipolato realizzato con strumenti sofisticati non si accorge dell’inganno. E le tecnologie di generazione video stanno migliorando a una velocità tale che questa percentuale è destinata, se non si interviene, a peggiorare ulteriormente.

Perché questo dovrebbe interessare una piccola o media impresa italiana? Perché i criminali informatici non colpiscono solo le multinazionali. Al contrario, le PMI sono spesso bersagli più appetibili proprio perché dispongono di minori strutture di controllo interno e di processi di verifica meno formalizzati rispetto alle grandi aziende.

Il rischio concreto per imprenditori e professionisti italiani

Fermiamoci un momento a pensare a come lavora davvero un’azienda italiana media. Le decisioni urgenti spesso passano attraverso canali informali: una chiamata, un messaggio vocale su WhatsApp, una videochiamata rapida con il commercialista o con un fornitore storico. È proprio questa informalità, che normalmente è un punto di forza nei rapporti di fiducia costruiti negli anni, a diventare una vulnerabilità quando qualcuno riesce a clonare voce e volto di una persona conosciuta.

Gli scenari di attacco più realistici includono la finta videochiamata del CEO che, in trasferta o “irraggiungibile per il resto della giornata”, chiede a un dipendente amministrativo di sbloccare un pagamento straordinario verso un nuovo conto. Oppure il messaggio vocale che sembra provenire dal titolare di un’azienda fornitrice, che comunica un cambio urgente delle coordinate bancarie per il prossimo pagamento. O ancora la videochiamata che imita un consulente fiscale o un avvocato, con richieste di documenti sensibili o credenziali di accesso a portali bancari e gestionali.

Questi non sono scenari fantascientifici: casi simili sono già stati documentati a livello internazionale, con perdite economiche di centinaia di migliaia di euro causate da un singolo bonifico autorizzato sulla base di una videochiamata contraffatta. La domanda che ogni imprenditore dovrebbe porsi non è più “può succedere anche a me?”, ma “cosa faccio se succede domani?”.

Come usare RealCheck nella pratica quotidiana

Il valore reale di uno strumento come RealCheck si misura nella facilità con cui può entrare nella routine di lavoro senza creare attriti o rallentamenti eccessivi. Ecco alcuni casi d’uso concreti che qualsiasi PMI può adottare da subito.

  • Videochiamate con richieste finanziarie urgenti: se ricevete una richiesta di bonifico o cambio di coordinate bancarie tramite video o messaggio vocale, prima di procedere salvate il contenuto e verificatelo con il tool, anche mentre parallelamente contattate la persona tramite un canale alternativo già noto.
  • Contenuti ricevuti da fornitori o partner poco conosciuti: in caso di dubbio su un video promozionale, una presentazione aziendale o un contenuto ricevuto durante una trattativa, un controllo preventivo evita di basare decisioni commerciali su materiale contraffatto.
  • Formazione interna del personale: mostrare al team amministrativo e contabile come funziona lo strumento, integrandolo nelle procedure aziendali di verifica dei pagamenti, crea una cultura di attenzione diffusa, non concentrata solo su chi si occupa di sicurezza informatica.

Un aspetto interessante è che il report generato da RealCheck può anche fungere da prova documentale in caso di successiva denuncia o segnalazione alle autorità competenti, offrendo un elemento oggettivo a supporto della propria buona fede e della tempestività della verifica effettuata.

Buone pratiche complementari per proteggere la propria azienda

Uno strumento tecnologico, per quanto efficace, funziona meglio se inserito in un contesto di procedure aziendali solide. Vale la pena quindi affiancare RealCheck ad alcune abitudini che riducono ulteriormente il rischio di cadere vittima di frodi basate su deepfake.

Innanzitutto, stabilire una procedura di doppia verifica per qualsiasi richiesta di pagamento urgente o cambio di coordinate bancarie: nessuna richiesta, per quanto convincente possa apparire, dovrebbe essere eseguita senza una conferma tramite un canale di comunicazione diverso da quello utilizzato per la richiesta stessa. Se il video arriva via email, si chiama al numero già salvato in rubrica, non a un numero indicato nel messaggio.

In secondo luogo, è utile definire internamente delle parole d’ordine o codici di verifica tra colleghi, dirigenti e collaboratori fidati per le situazioni più delicate, un accorgimento semplice ma efficace già adottato da diverse aziende dopo i primi casi noti di frode con IA. Infine, mantenere aggiornata la formazione del personale sui rischi emergenti legati all’intelligenza artificiale generativa resta fondamentale: la tecnologia di attacco evolve rapidamente, e la consapevolezza deve evolvere insieme ad essa.

Un equilibrio necessario tra fiducia e verifica

C’è un paradosso interessante in tutto questo: quanto più la tecnologia rende semplice creare contenuti falsi convincenti, tanto più diventa necessario introdurre piccoli attriti di verifica nei rapporti professionali. Non si tratta di trasformare ogni comunicazione aziendale in un interrogatorio, ma di accettare che un controllo di pochi secondi, oggi, può evitare un danno economico e reputazionale che richiederebbe mesi per essere recuperato.

Vale la pena chiedersi: la vostra azienda ha già una procedura chiara per gestire richieste finanziarie urgenti arrivate tramite video o messaggi vocali? Se la risposta è “non ancora”, questo è probabilmente il momento giusto per introdurne una, magari partendo proprio dall’integrazione di uno strumento gratuito e accessibile come RealCheck nel flusso di verifica quotidiano.

La disponibilità di strumenti come RealCheck non elimina il rischio dei deepfake, ma sposta significativamente l’equilibrio a favore di chi li utilizza con consapevolezza. Prendersi cinque minuti per testare il tool su un video di prova, condividerlo con il proprio team amministrativo e discuterne l’inserimento nelle procedure aziendali è un investimento di tempo minimo rispetto al potenziale danno evitato. In un contesto in cui l’inganno digitale diventa sempre più sofisticato, la miglior difesa resta la combinazione di strumenti tecnologici accessibili e procedure organizzative chiare: due elementi che, insieme, trasformano un rischio crescente in un pericolo gestibile.

Trenta minuti per capire se ha senso.

Durante la call o l’incontro, guarderemo il sito, i numeri e dove passano i clienti. Alla fine saprai cosa vale la pena fare e cosa lasciare stare, se è di tuo interesse potrai richiedere un preventivo dedicato.

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